Artemisia Gentileschi

Artemisia Lomi Gentileschi nasce a Roma, 8 luglio 1593 è stata una pittrice italiana di scuola caravaggesca.

Autoritratto 1616

La formazione della Gentileschi avvenne, nell’ambito artistico romano, proprio sotto la guida del padre. Roma era in quel momento un grande centro artistico e la sua atmosfera satura di cultura e di arte costituiva un ambiente unico in Europa. La Gentileschi recepì stimoli cruciali anche dalla vibrante scena artistica capitolina: importante fu la conoscenza della pittura di Caravaggio. Artemisia imparò la pittura confinata entro le mura domestiche, non potendo fruire degli stessi percorsi di apprendimento intrapresi dai colleghi maschi: la pittura, all’epoca, era infatti considerata una pratica quasi esclusivamente maschile, e non femminile.

Susanna e i vecchioni 1610

Ciò malgrado, la Gentileschi subì ugualmente il fascino della pittura caravaggesca, anche se filtrato attraverso le pitture del padre.
Nel 1608-1609 il rapporto tra Artemisia e il padre si trasformò da un discepolato a una fattiva collaborazione. Nel 1610 si produsse quella che secondo alcuni critici è la tela che suggella ufficialmente l’ingresso della Gentileschi nel mondo dell’arte: si tratta di Susanna e i vecchioni. Questo suo innato talento per le Belle Arti fu motivo d’orgoglio e di vanto per il padre Orazio, che nel 1611 decise di allocarla sotto la guida di Agostino Tassi, un virtuoso della prospettiva in trompe-l’œil.

Agostino «lo smargiasso» come era sovente soprannominato era sì un pittore talentuoso, ma aveva un carattere sanguigno e iroso e dei trascorsi più che burrascosi, furfantesco e scialacquatore. Ciononostante, Orazio Gentileschi aveva grande stima di Agostino, che frequentava assiduamente la sua dimora, e anzi fu felicissimo quando accettò di iniziare Artemisia alla prospettiva. Gli eventi tuttavia, presero una piega tutt’altro che piacevole. Tassi, dopo diversi approcci, tutti rifiutati, approfittando dell’assenza di Orazio violentò Artemisia, nel 1611.

Maria Maddalena
Judith decapitando Holofer 1613

Questo tragico evento influenzò in modo drammatico la vita e l’iter artistico della Gentileschi. Il 29 novembre 1612, giusto il giorno successivo allo sconfortante epilogo del processo, Artemisia Gentileschi convolò a nozze con Pierantonio Stiattesi, un pittore di modesta levatura e seguì immediatamente lo sposo a Firenze, così da lasciarsi definitivamente alle spalle un padre troppo opprimente e un passato da dimenticare. 

Judith con la donzella
Corisca e il satiro 1630-1635


Lasciare Roma fu una scelta inizialmente angosciosa, ma immensamente liberatoria per la Gentileschi, che nella città medicea conobbe un lusinghiero successo. Firenze in quel periodo stava attraversando un periodo di vivace fermento artistico, soprattutto grazie alla politica illuminata di Cosimo II, abile governatore che si interessava con grande sensibilità anche di musica, poesia, scienza e pittura, rivelando un gusto contagioso in particolare per il naturalismo caravaggesco. La Gentileschi venne introdotta nella corte di Cosimo II dallo zio Aurelio Lomi, fratello di Orazio e, una volta approdata nell’ambiente mediceo, impegnò le sue migliori energie per raccogliere attorno a sé gli ingegni culturalmente più vivi, le intelligenze più aperte, intessendo una fitta rete di relazioni e di scambi. Fra i suoi amici fiorentini vi erano le più eminenti personalità del tempo, fra cui Galileo Galilei, con il quale intraprese una fitta corrispondenza epistolare, e Michelangelo Buonarroti il giovane, nipote del celebre artista.

Conversione della Maddalena 1615-1616
Autoritratto

Il Buonarroti introdusse la Gentileschi nella crème del bel mondo fiorentino, le procurò numerosissime commissioni e la mise in contatto con altri potenziali clienti. Il trionfale riconoscimento dei meriti pittorici della Gentileschi culminò il 19 luglio 1616, quando venne ammessa alla prestigiosa Accademia del Disegno di Firenze, istituzione presso la quale sarebbe rimasta iscritta fino al 1620: fu la prima donna a godere di tale privilegio. Notevole era anche il legame della pittora con l’attività mecenatistica di Cosimo II de’ Medici, il quale in una missiva del marzo 1615 indirizzata al Segretario di Stato Andrea Cioli riconobbe apertamente che si trattava di «un’artista ormai molto conosciuta a Firenze».

Madonna con bambino
Venere e cupido


Nell’estate del 1630 Artemisia si recò a Napoli,valutando che vi potessero essere, in quella città fiorente di cantieri e di appassionati di belle arti, nuove e più ricche possibilità di lavoro. 
Poco più tardi il trasferimento nella metropoli partenopea fu definitivo e lì l’artista sarebbe rimasta salvo la parentesi inglese e trasferimenti temporanei per il resto della sua vita. Napoli fu dunque per Artemisia una sorta di seconda patria nella quale curò la propria famiglia, ricevette attestati di grande stima, fu in buoni rapporti con il viceré Duca d’Alcalá, ebbe rapporti di scambio alla pari con i maggiori artisti che vi erano presenti (a cominciare da Massimo Stanzione, per il quale si deve parlare di un’intensa collaborazione artistica, fondata su una viva amicizia e su evidenti consonanze stilistiche). A Napoli, per la prima volta, Artemisia si trovò a dipingere tre tele per una chiesa, la cattedrale di Pozzuoli
Artemisia morì a Napoli nel 1653

Morte di Cleopatra 1613

Font:

museothyssen.org

mujerespintoras.com

museodelparado.es

historia-arte.com

investigart.com

wikipedia.org

wikiart.org

infobae.com

NMWA.org

ultrainquieta.com

enciclopediadelledonne.it

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